Con la guerra in Europa, l’emergenza migranti, il lavoro precario… ma il problema è Totti?
di Robby Giusti – Editoriale satirico
In Italia si muore di burocrazia, si litiga per un bonus da 200 euro, ci si accoltella per un parcheggio e si sopravvive con contratti da 3 mesi. Ma tranquilli, finalmente qualcuno ha trovato il vero problema del Paese: Francesco Totti è andato a Mosca.
Sì, il Capitano. L’uomo del cucchiaio, della Roma, delle battute a Simona Ventura. Quello che ha regalato più gioie calcistiche che promesse mantenute da certi onorevoli. E ora è ufficialmente nel mirino di Igor Boni di Europa Radicale. Un nome che a Totti, probabilmente, suona più come una posizione in campo: “Radicale… tipo mezzala?”
Secondo Boni, la partecipazione di Totti a una partita-esibizione in Russia sarebbe un atto politicamente grave. Addirittura si ipotizzano implicazioni simboliche pericolose. Tipo… la caduta dell’Impero Romano? La resurrezione dello zarismo a colpi di dribbling?
Nel frattempo, milioni di italiani aspettano di sapere se il proprio mutuo salirà più in alto del loro stipendio, se ci sarà ancora un medico in pronto soccorso entro il 2030 e se le zucchine torneranno a costare meno dell’oro. Ma no, signori: il problema vero è il cachet di Totti.
Pare che abbia preso tra 1 e 1,2 milioni di euro. Cifra monstre, è vero. Ma ci siamo mai chiesti quanto guadagna una starlette televisiva che finge di innamorarsi in Honduras o un politico per fare presenza a un convegno dove il buffet è più lungo dell’elenco delle proposte concrete?
La verità è che Totti non ha firmato nessun trattato internazionale, non ha venduto armi, non ha mentito in Parlamento, non ha promesso un ponte per poi consegnare un disegno a matita. Ha fatto ciò che fa da sempre: ha giocato. Male, forse. Ma onestamente.
Il problema non è Totti. Il problema è un Paese che grida allo scandalo per un calciatore che prende soldi da sponsor russi, ma tace quando quegli stessi sponsor investono nel nostro calcio, nei nostri club, nelle nostre TV.
E mentre si indaga su Totti, chi indaga su chi ha speso miliardi per i monopattini volanti della burocrazia? Chi denuncia i finti green pass morali dei politici che cambiano idea più delle frecce sulle autostrade?
Forse, alla fine, Totti ci serve. Perché ci ricorda che in mezzo a tutto questo fango istituzionale, ogni tanto una palla rotonda può sembrare ancora l’unica cosa sincera.

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