La voce libera che mise in guardia l’Italia dall’Europa dei burocrati
In tempi in cui chiunque osi criticare l’Unione Europea viene immediatamente etichettato come “populista” o “pericoloso”, è doveroso rispolverare le parole di chi fu Presidente della Repubblica, statista, costituzionalista, e soprattutto italiano vero: Francesco Cossiga.
Un uomo intelligente, spiazzante, mai banale. Amato o odiato, mai servile. Cossiga non le mandava a dire. E l’Europa – quella costruita su tecnocrazia e moneta, più che sui popoli e sulla cultura – la conosceva e la criticava a fondo.
Cossiga sull’Europa: parole da scolpire nella memoria
“Questa Europa non è quella dei popoli, ma quella dei banchieri e dei burocrati.”
Un giudizio netto. L’Unione Europea, secondo Cossiga, aveva tradito lo spirito originario della cooperazione tra Stati sovrani, trasformandosi in un progetto calato dall’alto, dominato da lobby economiche e centri di potere distanti anni luce dai cittadini.
“Abbiamo svenduto pezzo per pezzo la nostra sovranità sull’altare di un’Europa che non ci rispetta e non ci rappresenta.”
Quando oggi vediamo l’Italia piegata a diktat esterni, vincoli di bilancio, imposizioni ideologiche, non possiamo che dare ragione a Cossiga. Lui lo diceva anni fa, quando farlo era quasi un’eresia.
“L’euro non è una moneta, è uno strumento di dominio economico tedesco.”
Altro che “simbolo di unità”. L’euro, per Cossiga, era un vincolo rigido che avvantaggiava le economie forti e strangolava quelle in difficoltà, senza una vera unione fiscale, senza equilibrio, senza solidarietà reale.
“La Commissione Europea non risponde ai popoli. Non è eletta. Eppure decide delle nostre vite.”
È il cuore del problema: chi governa l’Europa oggi non è eletto da nessuno. Parliamo di figure nominate, non votate. Eppure stabiliscono norme, vincoli e regolamenti che condizionano ogni giorno la vita degli italiani.
Cossiga non era anti-europeista, era pro-Italia
Attenzione: Francesco Cossiga non era contrario all’Europa in sé, ma a questa Europa. A un progetto che ha perso l’anima, la spiritualità, l’identità. Voleva un’Europa delle Patrie, libere, forti e cristiane, non una macchina senz’anima guidata da interessi finanziari.
Diceva:
“O si costruisce un’Europa politica, dei popoli e dei valori, oppure si va verso una tirannide tecnocratica.”
E purtroppo, ci siamo andati.
Ricordarlo oggi è un dovere. I veri europeisti dovrebbero leggerlo. E arrossire.
Mentre alcuni si inginocchiano davanti a Bruxelles, mentre altri sventolano la bandiera europea come se fosse un dogma di fede, noi vogliamo ricordare un presidente italiano che metteva prima l’Italia. Sempre.
Francesco Cossiga fu deriso da molti per il suo linguaggio spigoloso, per le “picconate” istituzionali, per la sua libertà. Ma la storia – ancora una volta – gli ha dato ragione.
Oggi più che mai:
Difendere la sovranità non è reato.
Volere un’Europa diversa non è eresia.
Essere italiani, prima di tutto, è un diritto.

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