di Robby Giusti
Nel cuore dell’Europa, la Romania si ritrova nuovamente al centro di un acceso dibattito politico e istituzionale. A scatenarlo, stavolta, sono le durissime accuse mosse da George Simion, leader del partito ultranazionalista AUR, candidato alle presidenziali del 2025. Secondo Simion, il risultato del voto sarebbe viziato da una colossale frode: ben 1,8 milioni di cittadini deceduti – in alcune dichiarazioni addirittura oltre 4 milioni – sarebbero ancora presenti nelle liste elettorali ufficiali e, secondo lui, avrebbero “votato”.
Una teoria tanto esplosiva quanto priva, al momento, di riscontri concreti, come sempre però io dico “ogni dubbio è lecito”.
Il ricorso e la risposta della Corte Costituzionale
Simion ha depositato un ricorso ufficiale alla Corte Costituzionale della Romania chiedendo l’annullamento delle elezioni, vinte dal sindaco di Bucarest Nicușor Dan con il 53,6% dei voti. Nel ricorso si parla apertamente di interferenze straniere, voti di cittadini defunti e un presunto piano per “truccare le urne”.
La Corte, però, ha respinto all’unanimità la richiesta, ritenendo infondati tutti i punti sollevati dal candidato sconfitto. Anche le autorità romene hanno ribadito che non esiste alcuna prova a supporto dell’ipotesi che milioni di cittadini morti abbiano votato.
Le smentite ufficiali
Il Ministero dell’Interno della Romania ha chiarito che le liste elettorali vengono aggiornate in collaborazione con i registri anagrafici e che non è emerso alcun elemento anomalo nei database ufficiali. Anche il governo moldavo – accusato da Simion di aver favorito l’afflusso anomalo di voti dall’estero – ha definito le accuse “propaganda tossica”.
Secondo quanto riportato da testate internazionali come Politico, AP News ed Euronews, Simion non ha presentato nessun documento o verifica indipendente che possa anche solo avvalorare le sue denunce.
Il vero nodo: la sfiducia e la disinformazione
A prescindere dalla veridicità delle accuse, il caso Simion conferma quanto sia fragile la fiducia pubblica nei processi democratici dell’Est Europa. In un contesto in cui la polarizzazione è altissima e la disinformazione corre veloce sui social, basta una dichiarazione shock per destabilizzare un intero sistema istituzionale.
Il sospetto che “qualcosa non torni” è un’arma potente, ma per ora resta solo quello: un sospetto. Le istituzioni, almeno per ora, reggono l’urto e respingono le ombre.
Ma il rischio è chiaro: se i cittadini iniziano a dubitare sistematicamente della validità del voto, vince chi mina la democrazia, non chi la difende.
Fonti:
- Politico.eu – Romania votes in critical election
- AP News – Romanian court rejects Simion’s fraud claims
- Euronews – Romania grapples with disinformation ahead of run-off

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