Oggi il Vaticano si è mosso. E lo ha fatto con una telefonata che ha il sapore di diplomazia selettiva: Papa Leone XIV ha contattato per la prima volta il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. È stato lo stesso leader ucraino ad annunciare la conversazione su Telegram, definendola “cordiale e concreta”. E subito si è parlato di una possibile visita apostolica del Papa in Ucraina, come segno di speranza e pace.
Durante il colloquio, Zelensky ha ringraziato Leone XIV per le sue parole sulla necessità di una “pace giusta e duratura”, e ha chiesto aiuto per liberare prigionieri di guerra e soprattutto i bambini deportati in Russia. Intanto, ha annunciato un cessate il fuoco totale di almeno 30 giorni, già in vigore. Gesto apprezzabile, che però – a detta sua – ora attende risposta da Mosca.
Ma la domanda è una: dove sta la terzietà se si parla solo con una parte?
Sempre oggi, il Papa ha parlato ai giornalisti con parole che fanno riflettere: “Rifiutiamo la guerra delle parole e delle immagini. La pace comincia da ciascuno di noi”. Ha chiesto la liberazione dei giornalisti incarcerati e ha ribadito che solo popoli informati possono scegliere davvero. Tutto giusto, tutto condivisibile.
Ma se si vuole davvero essere sopra le parti – e incarnare il ruolo universale della Chiesa – allora serve anche una telefonata a Vladimir Putin. Serve il coraggio di stare nel mezzo, non solo nel lato comodo del consenso mediatico.
La vera pace si costruisce parlando con chi non la pensa come te. E oggi, il mondo ne avrebbe un bisogno disperato.
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