Assurdo ma vero, commento pungente dopo aver letto l’articolo della VocedelTrentino.it
A volte ritornano. No, non stiamo parlando di un horror di Stephen King, ma delle comunicazioni dell’INPS ai lavoratori trentini. Dopo anni di silenzio, mentre tutti cercano di dimenticare la pandemia e le sue assurdità, ecco che spunta una nuova sorpresa: l’istituto previdenziale ha deciso che i certificati medici di isolamento per Covid-19, rilasciati dal Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria, non sono validi “sotto il profilo medico-legale”. Il tutto, ovviamente, a distanza di anni.
La notizia arriva dal consigliere provinciale Claudio Cia, che ha sollevato il caso con un’interrogazione alla giunta provinciale. La questione è semplice quanto surreale: l’INPS sta negando o revocando le indennità di malattia per quei lavoratori che, durante la pandemia, hanno rispettato la legge e sono rimasti a casa in isolamento. Ora, con la solita flemma burocratica, l’istituto contesta i certificati sanitari, sostenendo che non dimostrino l’incapacità temporanea al lavoro. Peccato che, nel frattempo, molti dei medici che hanno rilasciato questi documenti siano ormai in pensione, rendendo praticamente impossibile fornire le dichiarazioni integrative richieste.
Le regole erano regole, ma solo a senso unico
Per mesi ci è stato ripetuto come un mantra che chiunque fosse positivo al Covid doveva stare in isolamento. Pena la multa, la gogna mediatica e in alcuni casi pure la caccia all’untore. Ora, a distanza di anni, l’INPS scopre che quei lavoratori, chiusi in casa per rispettare una legge dello Stato, non erano poi così malati da meritare l’indennità. Un gioco di prestigio davvero interessante: prima lo Stato impone una regola, poi lo Stato dice che quella stessa regola non vale nulla e, infine, chi paga il conto? Ovviamente il cittadino.
L’INPS: campione olimpico di coerenza
Immaginiamo la scena: da un lato l’INPS che, con inflessibile precisione, esige contributi, multe e tasse dai lavoratori. Dall’altro, la stessa INPS che, anni dopo, fa il rewind della pandemia e decide che quei giorni chiusi in casa, con sintomi o meno, non erano sufficienti per giustificare un’indennità di malattia. Se non fosse un dramma, sarebbe una barzelletta degna di un cabaret.
Claudio Cia ha giustamente sottolineato l’assurdità della situazione: quei certificati di isolamento erano atti pubblici emessi da un’autorità sanitaria sulla base di obblighi di legge. Ora metterli in discussione significa non solo colpire i lavoratori, ma anche screditare il sistema sanitario che, all’epoca, ci diceva cosa fare e come comportarci. La giunta provinciale, guidata da Maurizio Fugatti, dovrà ora decidere se intervenire per difendere i lavoratori trentini o restare a guardare mentre l’INPS scrive l’ennesima pagina di burocrazia kafkiana.
La morale della favola
Il Covid, a quanto pare, è finito. Finito per tutti tranne che per chi deve ancora giustificare un periodo di malattia imposto dallo Stato. Una lezione per il futuro: la prossima volta che ci verrà detto di seguire delle regole “per il bene comune”, meglio assicurarsi che non ci venga poi presentato il conto con gli interessi.
Fonte della Notizia: Il pasticcio dell’INPS che nega l’indennità di malattia per i periodi di isolamento Covid.

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