Di Robby Giusti
Nel cuore delle istituzioni europee si consuma, silenziosamente, una crisi di credibilità e trasparenza. A guidarla, in modo sempre più solitario e scollegato dai cittadini, è Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea.
Nominata senza un mandato elettorale diretto, oggi appare sempre più evidente che molte delle scelte operate sotto la sua guida meritino una seria riflessione politica e morale. Alcune di queste scelte hanno inciso profondamente sulla vita dei cittadini europei, senza che vi sia stato alcun vero confronto democratico.
Il caso degli SMS cancellati: democrazia in modalità “ghost”
Partiamo da uno degli episodi più emblematici: gli SMS “spariti” con cui von der Leyen avrebbe trattato direttamente l’acquisto dei vaccini Pfizer, per una cifra stimata di oltre 35 miliardi di euro.
La Commissione UE, interpellata per chiarimenti, ha risposto che quei messaggi non ci sono più. Nessuna documentazione, nessuna trasparenza.
Il Parlamento Europeo ha chiesto chiarimenti, l’Ombudsman europeo ha parlato di cattiva amministrazione, la Corte dei Conti e la Procura UE hanno aperto fascicoli.
Eppure, tutto procede come se nulla fosse.
Contratti secretati, Big Pharma e conflitti d’interesse
A peggiorare il quadro, i contratti stipulati con le case farmaceutiche risultano oscurati, con intere pagine censurate e clausole di esonero totale di responsabilità. In pratica, i cittadini europei hanno pagato, senza nemmeno sapere cosa stavano comprando.
Intanto, il marito della Presidente – Heiko von der Leyen, dirigente nel settore biotech – viene segnalato da diversi osservatori come possibile elemento di conflitto di interessi. Nessuna smentita forte. Nessuna spiegazione pubblica.
Il Green Deal che ha fatto infuriare gli agricoltori
Von der Leyen ha promosso un Green Deal ambizioso, ma privo di realismo. Il risultato? Vincoli stringenti, burocrazia paralizzante, costi insostenibili per le imprese agricole e industriali.
La protesta dei trattori che ha attraversato l’Europa ne è stata il simbolo: non una battaglia contro la transizione ecologica, ma contro una transizione imposta, ideologica e disconnessa dalla realtà.
Politica estera: miliardi in armi, zero dibattito
La linea estera della Commissione UE, negli ultimi anni, ha mostrato un appiattimento totale su logiche militari e atlantiste, con miliardi di euro destinati agli armamenti e alle forniture belliche.
Il totale previsto per il prossimo piano di difesa europea è di 850 miliardi di euro. Anche qui, senza discussione pubblica, senza una valutazione reale sulle conseguenze economiche e sociali di queste scelte.
E tutto questo mentre le famiglie europee faticano a pagare le bollette e a riempire il carrello della spesa.
La minaccia dei dazi e la provocazione finale
Non bastasse, von der Leyen ha recentemente ventilato dazi al 25% sui prodotti americani in caso di ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Una mossa considerata da molti pericolosa, intempestiva e autolesionista per le imprese europee, già provate dalla crisi.
E infine, la dichiarazione che ha lasciato esterrefatti anche i più moderati:
“Gli europei si preparino alla guerra.”
Parole pronunciate con leggerezza inquietante, come se la guerra fosse un destino inevitabile, e non un pericolo da evitare.
Una sola domanda resta in piedi
Chi ha dato a Ursula von der Leyen il mandato di rappresentare tutto questo? Chi ha approvato, votato, deciso queste linee politiche che stravolgono la vita di milioni di europei?
In una vera democrazia, la trasparenza è una condizione, non un favore. E il rispetto dei cittadini viene prima di ogni ambizione personale o carriera internazionale.
È legittimo, dunque, chiedere che la Presidente faccia un passo indietro. Non per vendetta. Non per ideologia.
Ma per restituire dignità, chiarezza e futuro all’idea stessa di Unione Europea.

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