di Robby Giusti
Quando i Moralismi Costano Milioni: Roberto Benigni e la Satira dei Benestanti
Quando leggi che qualcuno vale 245 milioni di dollari, come riporta il Tirreno dai dati pubblicati da Forbes per Roberto Benigni, il primo pensiero è: certo, con quella cifra anch’io potrei permettermi di essere un “buonista” di professione! Ecco, caro Roberto, con un patrimonio così, chiunque potrebbe salire su un palco a fare la morale, sorridendo tra una battuta e l’altra, mentre il conto in banca suona più forte degli applausi.
Benigni, il nostro amato comico toscano, non è solo un mago delle risate ma anche un fenomeno nel moltiplicare i milioni. Ricordiamolo per “La Vita è Bella”, che oltre a farci piangere ci ha mostrato quanto può essere lucrativa la commistione di comicità e tragedia. Ma oltre agli incassi cinematografici, c’è di più: apparizioni a Sanremo con cachet da capogiro, investimenti immobiliari e una società di produzione che fa numeri da capogiro.
Roberto, tu che sali sul palco a parlare di umanità e giustizia, dimmi, è facile predicare la bontà quando si è al sicuro dietro le mura di un castello di milioni? La satira, quella vera, punge e disturba, ma nel tuo caso, sembra che il denaro abbia ammorbidito le spine delle tue battute.
Non fraintendetemi, ammiro il tuo talento e la tua carriera, ma non posso fare a meno di chiedermi: il Benigni di oggi, con tutto quel denaro, può davvero parlare agli italiani comuni senza un briciolo di ironia? Non è forse diventato l’icona di ciò che un tempo avrebbe deriso?
E parlando di ironia, non posso ignorare le recenti parole di Tosa che celebrano la performance di Benigni su Ventotene. Sì, quasi 4 milioni e mezzo di telespettatori per un’ora e mezza di “televisione vera” suonano come un trionfo. Ma chiamarlo “Servizio Pubblico” e “Cultura alta” senza badanti né censure? Quasi fa dimenticare che la cultura, quando è veramente libera, non ha bisogno di essere incorniciata da ascolti record o palcoscenici dorati.
Tosa vede in quel successo la dimostrazione di un servizio pubblico funzionante, ma io vedo un’altra faccia della medaglia: è davvero un trionfo dell’intellettualità o piuttosto la conferma che anche la cultura può essere plasmata e venduta come qualsiasi altro prodotto di intrattenimento? Il vero fallimento, forse, è pensare che un’ora e mezza di televisione possa compensare anni di silenzi e omissioni.
In chiusura, caro Roberto, mentre il mondo continua a valutare il prezzo di una risata, la tua storia rimane un testamento di come talento, tenacia e, sì, anche un sostanzioso conto in banca, possono coesistere in un armonioso equilibrio. La tua ricchezza potrebbe essere il tuo più grande monologo, ma speriamo che continui a essere quel Benigni che tutti abbiamo imparato ad amare e a cui abbiamo riso insieme.
Con affetto e simpatia, Robby Giusti

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