Ah, il grande Benigni, con quella sua energia che farebbe rivoltare una tomba al solo scopo di applaudirlo! Ma come sempre, c’è chi nel guardarlo si perde nel suo fervore patriottico tanto da non vedere l’ironia di quel sorriso che si nasconde dietro la retorica.
“Amo l’Italia come la mia mamma, sono patriota,” dice lui. Ah, che bella dichiarazione, ma dimentica forse che alcuni di noi amano l’Italia come si ama una suocera: con rispetto, ma da una certa distanza e sempre pronti a una fuga strategica.
E poi, l’Unione Europea, la più grande istituzione degli ultimi 5000 anni! Davvero, Roberto? Non vorrei essere quel povero Gengis Khan, che si ritrova a girare nella tomba pensando, “E io con questo impero cosa ho fatto? Un campeggio?”. O gli inventori della ruota, che ora si chiederanno se non avrebbero dovuto brevettarla come un’istituzione europea per ottenere il riconoscimento che merita.
Il Manifesto di Ventotene, un sogno, un ideale… ma attenti, quel sogno rischia di trasformarsi in un classico romanzo che tutti dicono di amare ma nessuno ha realmente letto, come il “Ulisse” di Joyce. O peggio, di diventare la nuova dieta di moda: tutti ne parlano, nessuno sa esattamente di cosa si tratta, ma tutti vogliono provarla perché fa bene.
Benigni poi ci ricorda i grandi come Spinelli e Rossi, mandati a Ventotene. L’isola che i fascisti usavano come TripAdvisor suggeriva per “vacanze punitive”. Un luogo dove, invece di prendere il sole, si rifletteva su come cambiare il mondo, una spiaggia alla volta.
E non dimentichiamo le donne, Ursula e Ada, le vere spedizioniere del pensiero rivoluzionario! Portavano idee come chi porta le pizze a domicilio: “Abbiamo un sogno caldo e pronto, chi ha ordinato l’Europa federale?”
Infine, Benigni ci invita a guardare oltre le parole superate del manifesto, come se fosse un vecchio zio che dice cose imbarazzanti alle feste. “Sì, zio, parli di superare i nazionalismi e questo è bello, ma forse potremmo evitare di discutere di lapidazione a tavola, grazie.”
Insomma, Roberto ci ha dato una lezione, ha fatto bene a ricordare, anche a chi dalla parte sbagliata della Storia, forse fa un po’ di confusione tra patriottismo e nostalgia di un passato che, come le foto in bianco e nero, è meglio lasciare nell’album dei ricordi.
Roberto Benigni, sempre lo stesso, patetico e scontato.
Robby Giusti

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