Bello scoprire sul quotidiano Il Giornale che una manifestazione apparentemente pro-Europa, tenutasi in Piazza del Popolo e promossa con il supporto del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha gravato sulle tasche dei cittadini romani per un totale di 270mila euro. Finanziata interamente con fondi pubblici, questa kermesse ha sollevato molte polemiche per la sua dubbia natura “istituzionale”.
L’evento, promosso dal quotidiano Repubblica e dal suo frontman Michele Serra, inizialmente sostenuto da un appello trasversale che includeva i sindaci di Palermo e Venezia, si è poi trasformato in un raduno del centrosinistra sotto l’egida del PD, con l’obiettivo dichiarato di sostenere l’Unione Europea. Eppure, nessuna istituzione europea ufficiale è stata invitata a partecipare, un paradosso che svela l’intento politico piuttosto che culturale o istituzionale dell’evento.
Tutto a carico del bilancio del Campidoglio: palco, bagni pubblici, logistica e sicurezza. E non solo. Le spese includono anche la pulizia speciale della piazza e la gestione degli accrediti e degli spazi riservati ai media, affidata a Zetema srl, una società a totale capitale comunale, il cui scopo include la valorizzazione dei beni artistici e culturali della città. E così, mentre il Comune di Roma spiegava che l’evento era “regolare e rientrava nelle prerogative dell’Amministrazione”, emergono dubbi significativi sulla reale natura dell’evento.
A dispetto del parterre di VIP coinvolti, l’evento è stato un flop rispetto alle aspettative. Sorprendentemente, un influencer medio, operando autonomamente, avrebbe potuto radunare una folla doppia per un evento gratuito in piazza. Persino Tony Effe, noto per il suo seguito nella scena musicale, avrebbe probabilmente ottenuto un successo maggiore a sue spese, dimostrando che il fascino e l’impatto dei grandi nomi non sempre si traducono in partecipazione effettiva.
Questi dettagli sollevano interrogativi pressanti sulla gestione dei fondi pubblici e sulla trasparenza delle decisioni amministrative, specialmente quando tali eventi sembrano servire più agli interessi di un partito o di una fazione politica che al bene comune. In un periodo di crescente scrutino pubblico sulle spese del governo, la decisione di finanziare una manifestazione di tale portata con denaro pubblico appare non solo inopportuna, ma potenzialmente inadeguata.
Con la commissione Trasparenza del Comune di Roma che indaga per fare chiarezza su questi fondi, la cittadinanza attende risposte. Gli eventi come questo dovrebbero essere una celebrazione della cultura e dell’unità europea, non un pretesto per controversie politiche finanziate con il denaro dei contribuenti. La questione è aperta e merita una discussione approfondita: fin dove possono spingersi le istituzioni pubbliche nel supportare iniziative che, pur essendo presentate come apolitiche, rivelano un chiaro colore partitico?
Robbygiusti.it

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