L’ERBA ALTA FA BENE ALL’AMBIENTE? SOLO SE NON COPRE PANCHINE, BAMBINI E PEDONI

di Roberto Giusti

Negli ultimi anni, molte amministrazioni comunali, in particolare quelle guidate dal Pd, in nome della cosiddetta “transizione ecologica” , stanno adottando una nuova politica di gestione del verde urbano: meno tagli, più natura. Un principio che, sulla carta, mira a tutelare la biodiversità e ridurre le emissioni di CO₂. Ma nella pratica, sta trasformando parchi pubblici, marciapiedi e rotonde in giungle urbane, dove a trarre beneficio non sono tanto le api… quanto le zecche, le zanzare, le pulci e i disservizi.

I presunti benefici dell’erba alta

Partiamo dai pro, perché è giusto capire le ragioni alla base di questa scelta:

  • Più biodiversità: piante spontanee e fiori selvatici attirano insetti impollinatori come api e farfalle.
  • Minor inquinamento: tagliare meno frequentemente significa utilizzare meno mezzi a motore, con conseguente riduzione di emissioni.
  • Terreno più sano: l’erba alta protegge il suolo dall’erosione, riduce il compattamento del terreno e migliora l’assorbimento dell’acqua piovana.
  • Più “natura” in città: in teoria, una città più verde è anche più vivibile.

I problemi reali – quando il verde diventa incuria

Tuttavia, tra teoria e realtà c’è di mezzo l’abbandono. E i cittadini se ne accorgono.
Oggi, nelle nostre città e nei nostri paesi, l’erba alta non è più solo un esperimento ecologico, ma sempre più spesso il sintomo evidente di tagli al bilancio mascherati da ambientalismo.

Ecco cosa sta succedendo concretamente:

  • Panchine sommerse: impossibili da usare, nascoste tra fili d’erba alti oltre il metro.
  • Parchi giochi inaccessibili: dove un bambino che cade non si fa male, ma rischia di sparire.
  • Aree cani impraticabili: i cani si perdono e tornano a casa pieni di zecche.
  • Piste ciclabili invase: chi va in bici è costretto a scendere o cambiare strada.
  • Curve e rotonde pericolose: l’erba alta impedisce la visibilità, mettendo a rischio pedoni e automobilisti.
  • Proliferazione di insetti: l’erba alta e non gestita crea l’habitat ideale per zecche, pulci, zanzare e altri insetti infestanti. Un problema sanitario, non solo estetico.

Ambientalismo o risparmio?

In molti casi, questa “svolta green” ha poco a che fare con l’ambiente e molto di più con la voce “manutenzione” del bilancio comunale.
Tagliare meno costa meno. Ma i costi sociali, sanitari e di sicurezza crescono, e non li calcola nessuno.

La vera sostenibilità è equilibrio

Non si tratta di tornare alla rasatura militare di ogni aiuola, ma di usare criterio e buon senso:

  • Le zone naturalizzate vanno bene, ma non vicino a marciapiedi, giochi per bambini o incroci stradali.
  • La natura non è incuria: un parco dove le panchine sono inaccessibili non è ecologico, è abbandonato.
  • La sicurezza deve restare una priorità: un’auto che non vede un pedone per colpa dell’erba alta è un fallimento urbano, non una vittoria per l’ambiente.

Conclusione

In nome della “sostenibilità”, stiamo smettendo di prenderci cura delle nostre città.
Ma l’ambiente – quello vero – non è solo una foglia verde sui manifesti. È cura, gestione, equilibrio.
E soprattutto: rispetto per le persone che vivono quegli spazi.

Robby Giusti

Robby Giusti è un uomo dalle molte vite. La musica è la sua più grande passione, lo ha portato a firmare con EMI Music, vincere Sanremo International e collaborare con artisti di fama. Ma il suo percorso non si è fermato lì.

Dall’Accademia Militare di Modena alla politica, dall’imprenditoria nel settore immobiliare e dei marmi alla comunicazione, ha sempre seguito la voglia di sperimentare. Ha fondato una casa editrice, una casa di produzione cinematografica e oggi è tra i maggiori esperti di social media in Italia.

Tra satira e opinioni, musica, televisione e impegno sociale, continua a reinventarsi, senza mai abbandonare la sua passione per l’arte. Per lui, ogni sfida è solo un nuovo inizio.

"Ogni dubbio è lecito..."

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